55 Anni dopo, scoppiettano ancora le "cariche d'esplosivo" di Don Lorenzo Milani

5' di lettura 27/06/2022 - Esattamente 55 anni fa, il 26 giugno 1967, a Barbiana, sperduto abitato dell’ Appennino tosco – emiliano, una folla di contadini del luogo e loro familiari, ragazzi di varie età, amici giunti da Firenze e da tanti altri posti accompagna al cimitero locale il feretro d'un prete cattolico, scomparso lo stesso giorno a Firenze, dopo una lunga, grave malattia. Chi è, questo religioso?

Il prete scomparso si chiama Don Lorenzo Milani, fiorentino, ed è morto a soli 44 anni (compiuti da un mese). Due giorni prima di morire, nella sua stanza in casa della madre, a Firenze in Via Masaccio, sentendosi ormai prossimo alla fine, ha ricordato, a fatica, la celebre parabola evangelica del cammello impossibilitato a passare nella “cruna di un ago”. A cosa voleva riferirsi, Don Lorenzo?

Alla sua personale condizione di figlio d’una famiglia fiorentina economicamente e intellettualmente dotata, di forte impronta laica, e d’origine ebraica (riuscita poi a sfuggire alla persecuzione a Firenze, negli anni soprattutto della guerra): una famiglia che per un po’ di tempo non ha accettato la scelta di Lorenzo di convertirsi pienamente al cattolicesimo e vestire, a 20 anni, l’abito talare. Dall’adolescenza in poi, Lorenzo, fattosi cattolico sull'onda d’un forte fervore religioso, centrato sulla figura di Cristo come paladino di tutti gli oppressi, ha vissuto con un sostanziale senso di colpa la sua privilegiata condizione di base. Mentre sul piano culturale, lui, un figlio dell’Illuminismo cresciuto nel mondo della colta borghesia ebraica italiana dei primi del ‘900 (con amicizie in famiglie come Olschki, Spadolini, Pavolini, ecc…), ha preso poi le distanze da tale mondo, fortemente laico e anticlericale (a una certa idea di socialismo d’impronta liberale, alla Carlo Rosselli, e cristiana, Lorenzo, però, resterà sempre fedele). Quel 24 giugno 1967, poco prima di morire, osserva la giornalista e scrittrice Neera Fallaci nella sua documentata “Vita del prete Lorenzo Milani” (Milano, Rizzoli, 1993), l’ancora giovane religioso evidentemente si è sentito “assolto” dalla sua colpa originaria, quindi degno di provare veramente a passare “dalla cruna dell’ago”.

Non possiamo, ovviamente, ripercorrere qui in dettaglio le tappe della parabola religiosa e intellettuale di Lorenzo Milani: d’un prete a dir poco battagliero, sempre dalla parte degli ultimi. ma non alla maniera d’un Camillo Torres, o altri leader della Teologia della Liberazione latinoamericana o africana. Giustamente la stampa di area comunista, dopo la sua morte, lo celebra osservando che, se su Algeria e Vietnam, ad esempio, Milani è stato sempre vicino alla sinistra, a lui, però, è sempre importato, soprattutto, non che i poveri non siano piu’ poveri, ma che i poveri si salvino (è stato, sempre, in sostanza, soprattutto un prete cattolico). Un prete, comunque, ironicamente arrivato a scrivere – ricordando, singolarmente, Pier Paolo Pasolini, scambiatosi con lui varie lettere significative – di augurarsi che le cariche d’esplosivo da lui messe “sotto il sedere dei benpensanti“ continuino a scoppiettare per almeno altri 50 anni”.

Tappe scandite non solo dai vari momenti delle sue “Esperienze pastorali” (titolo del suo primo libro, uscito nel 1958, centrato sugli anni trascorsi, dal ’47 al '54, come cappellano della parrocchia di S.Donato, a Calenzano, presso Prato: testo molto critico verso arretratezze e superficialità della Chiesa preconciliare, e definito dal filosofo nonviolento Aldo Capitini il libro piu’ bello scritto da un cattolico contemporaneo). Ma anche dall’essenziale impegno come educatore e insegnante. Sia a Calenzano che, in seguito, a Barbiana (dove Milani arriva, come parroco, a Dicembre del ’54, per un trasferimento effetto anche delle invidie e gelosie, scatenatesi, nei suoi confronti, dentro la stessa Chiesa), Don Lorenzo, infatti, organizza subito una scuola popolare (altra analogia con Pasolini, quello dei primissimi anni del dopoguerra in Friuli; e col Tolstoj di Jasnaja Poljana), vista soprattutto come potente mezzo di riscatto per le classi piu' povere, spesso subalterne ai ceti elevati già sul terreno stesso della padronanza del linguaggio.

Ad “Esperienze pastorali”, inoltre, seguiranno altri due essenziali scritti. Nel 1965, la storica “Risposta ai cappellani militari” italiani, in difesa dell’obiezione di coscienza, inviata a varie testate ma pubblicata solo dalla rivista del PCI “Rinascita” (all'epoca diretta da Luca Pavolini, discendente del gerarca fascista e già amico d’infanzia di Lorenzo), e in seguito ripubblicata col gandhiano titolo “L’obbedienza non è piu’ una virtu’”. Testo, in difesa della libertà di coscienza, dell’autonomia intellettuale dell’uomo e della nonviolenza, che costerà una denuncia, un processo penale e una condanna a Milani e a Pavolini (Lorenzo, dopo un’iniziale assoluzione nel ’66, sarà invece giudicato colpevole dopo la morte). Poi, a maggio del ’67, circa un mese prima della morte di Don Milani, la Libreria Editrice Fiorentina pubblica l’altrettanto storica “Lettera una professoressa”; pamphlet (che, con l’altro sull’obiezione di coscienza, diverrà uno dei Manifesti d‘un ’68 che è quasi alle porte) scritto da Lorenzo insieme ad 8 ragazzi della scuola di Barbiana, Dato di partenza: i circa 460.000 studenti (tra cui, anche 2 di Barbiana) respinti annualmente, con le bocciature, dalla scuola dell’obbligo. Nella quasi totalità figli di famiglie operaie e contadine. Diagnosi: l’incapacità della scuola italiana, con ordinamenti vecchi e un orientamento di fondo sottilmente classista, di preparare realmente i giovani alla vita reale; attuando, al tempo stesso, la Costituzione, e specialmente l’art. 3 sull’uguaglianza di “diritti inalienabili” e “doveri inderogabili” di tutti i cittadini. Un saggio di cui, negli anni seguenti, si venderanno, con la diffusione internazionale, piu’ di 20 milioni di copie.

Nel 1967, la Chiesa cattolica è in piena discussione delle innovative tesi del Concilio Vaticano II: che rende giustizia alle critiche formulate, nei decenni precedenti, da cattolici fortemente innovatori come Ernesto Buonaiuti, Primo Mazzolari, Ernesto Balducci, David Maria Turoldo, e, appunto, Don Lorenzo Milani. Nel 2017, per i 50 anni dalla morte del priore di Barbiana, Papa Francesco, in visita ufficiale alla sua tomba, riconoscerà il valore della sua battaglia per una Chiesa piu' trasparente, una società piu' libera, una scuola davvero all'altezza dei suoi compiti.

È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite Facebook e Telegram di Vivere Savona .
Per Facebook Clicca QUI per trovare la pagina.
Per Telegram cerca il canale @viveresavona o Clicca QUI.





Questo è un articolo pubblicato il 27-06-2022 alle 11:03 sul giornale del 28 giugno 2022 - 177 letture

In questo articolo si parla di cultura, roma, lazio, articolo, Fabrizio Federici

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/dc4P





logoEV